domenica 21 settembre 2014

In her shoes: correre sui tacchi a Torino, per dire no alla violenza

La Fashion Marathon corre sui tacchi, e invade Torino. Tacchi ai piedi di uomini e donne, in corsa contro la violenza sulle donne: un po' di goliardia, e forse di pinkwashing… ma  anche così si crea una nuova cultura.
Sabato 20 settembre 2014, in piazza Vittorio Veneto, anche qui, scarpe rosse.. ma questa volta indossate, non lì vuote sull'asfalto.
Il video della Fashion Marathon contro la violenza (quest'anno alla seconda edizione), è dei torinesi Noi ci mettiamo la faccia:




mercoledì 2 luglio 2014

Garantire l'applicazione della #Legge194: mozione in Consiglio comunale

Ieri, 1° luglio, il Consiglio Comunale di Torino ha votato e approvato  una mozione presentata da Laura Onofri  e Lucia Centillo sulla garanzia di applicazione della Legge 22 maggio 1978, n. 194: norme sulla tutela sociale della Maternità e sulla Interruzione Volontaria della Gravidanza.

Sappiamo bene quanto il problema dell'obiezione di coscienza incida sulla garanzia dell'applicazione della Legge 194, anche se fortunatamente nella nostra Regione e ancor più nella nostra Città, le percentuali dei medici e del personale obiettore sono ancora contenuti, rispetto al panorama nazionale.
Abbiamo però voluto, con questa mozione, invitare la nuova Giunta Regionale, appena insediata, a farsi carico di questo tema, emanando atti che garantiscano la piena attuazione della legge senza creare difficoltà e disservizi alle donne che intendono praticara l'interruzione di gravidanza tutelando, altresì, le professionalità del personale non obiettore da non relegare esclusivamente ai servizi di IVG .Siamo contente del risultato ottenuto, che non era scontato, e che è arrivato dopo un ampio dibattito nel Consiglio Comunale di ieri. Ecco il testo della mozione:

Il Consiglio Comunale di Torino, 

premesso che:
- in Italia, a fronte del frequente esercizio del diritto all’obiezione di coscienza da parte dei medici, sempre meno è garantito quello delle donne ad interrompere la gravidanza nei tempi e nelle modalità previste dalla legge 194/78. I dati ufficiali sulle percentuali di medici obiettori e sulla difficoltà degli enti ospedalieri a garantire il servizio di interruzione di gravidanza sono chiari e a questo disservizio va posto con urgenza rimedio, anche a seguito dei dati emersi dall’ultima relazione al Parlamento sull’applicazione della legge 194/78;
- la legge 194/78, a 35 anni di distanza dalla sua promulgazione, sta dimostrando la sua validità e attualità, nella valorizzazione della genitorialità consapevole e nella sensibile diminuzione del ricorso all’IVG, obiettivi che furono alla base della genesi della legge stessa;
- la legge 194/78 prevede che il personale sanitario ed esercente le attività ausiliarie può sollevare obiezione di coscienza ex art. 9 nei limiti di quanto stabilito e che l’obiezione di coscienza non possa essere sollevata quando le circostanze del caso concreto siano urgenti e non consentano rinvii (art. 9 comma 5),

considerato che:
le Regioni devono controllare e garantire l’attuazione della legge anche attraverso la mobilità del personale (art. 9 comma 4),

chiede alla Regione Piemonte:
di emanare atti che, nell’ambito delle competenze proprie delle Regioni stesse, garantiscano la piena attuazione e funzionamento della legge 194/78

impegna il Sindaco e la Giunta:
a trasmettere la presente risoluzione al Presidente della Giunta Regionale ed al Presidente del Consiglio Regionale della Regione Piemonte.
nella foto Laura Onofri

martedì 17 giugno 2014

Femminicidio di Motta Visconti: comunicato stampa di Telefono Rosa

Telefono Rosa Piemonte ha diffuso oggi il comunicato che segue [il quale si aggiunge alla lettera - che trovate qui - indirizzata da Telefono Rosa Nazionale al Presidente del Consiglio Matteo Renzi]:
Ci siamo da qualche tempo astenute da comunicati stampa,  anche se le cronache hanno continuato  a riportare di donne sistematicamente uccise da mani maschili. Attendevamo le parole degli uomini.  

Oggi interrompiamo questo silenzio: e non solo perché, insieme ad una donna, sono stati uccisi anche i suoi due bambini. Lo facciamo perché ci saranno, come sempre, molti interrogativi. Qualcuno parlerà di folle raptus: non crediamo né alla follia né tantomeno all’impulso omicida, che configgono con la lucida dissimulazione del massacro, messa in atto subito dopo. Dobbiamo invece interrogarci su un uomo qualunque che, immediatamente dopo essersi liberato di tre fastidiose vite e lavato dal loro sangue, va a vedere una partita di calcio con gli amici senza suscitare alcun sospetto e poi sostiene la sceneggiata della scoperta del dramma, contando di farla franca. Occorre pensare a quale contesto sociale così indifferente dobbiamo riferirci, se questo uomo e questa donna, forse anche in crisi, non sono stati intercettati da nessuno. Dobbiamo pensare all’inerzia di enti e istituzioni che non attivano nessuna presa in carico per i maltrattanti: e non per ascoltarli (i loro pentimenti sono spesso, come si legge anche qui, tardivi o ipocriti), ma per “trattarli”, nel senso clinico, sociale, relazionale del termine.
Interrompiamo il silenzio per un solo appello: inutile porsi domande quando accadono eventi come questi. Leggeremo molte interpretazioni, che non serviranno a nulla, perché purtroppo temiamo che questi delitti accadranno ancora. Ci appelliamo invece a coloro che possono agire per il bene collettivo, che possono realizzare iniziative concrete di contrasto alla violenza e a tutte e tutti coloro che vedono vicino a sé una relazione in crisi. Forse quella coppia si lascerà: e tutto finirà lì. Ma se la soluzione non fosse questa, temiamo purtroppo che ci troveremo altre volte a parlare di donne ammazzate: e come si legge, sempre più spesso, insieme ai loro ingombranti  bambini.
Chi siamo

martedì 13 maggio 2014

Costanza Miriano si sottometta a chi vuole e lasci in pace le (altre) donne

Il 10 maggio, presso il Salone Internazionale del Libro di Torino, si è svolto l’incontro dal titolo Maschio e femmina: contro l’ideologia del genere - Religione e spiritualità, con Costanza Miriano, autrice di diversi libri, quali: “Sposati e sii sottomessa”, “Sposala e muori per Lei”, “Obbedire è meglio” (di prossima uscita).

[Nella foto parodia del libro Sposati e sii sottomessa, di Donne ultraviolette, ndr]. In questi testi l'autrice invita le donne a ripensare al proprio ruolo di mogli alla luce di un’idea di sottomissione all’uomo. La ricetta che propone Costanza Miriano per il funzionamento dei rapporti di coppia è semplice: la donna deve lasciare l'ultima parola all'uomo, rinunciare alle sue ragioni e aspettative in nome della sua presunta “natura accogliente”.

Si tratta di pensieri integralisti, pericolosi e offensivi nei confronti delle donne, la cui gravità è amplificata dall’essere stati divulgati all’ampia platea di persone presenti al Salone Internazionale del Libro.

Per questo abbiamo deciso di manifestare il nostro dissenso ad una tale retorica che vorrebbe riportare la donna ad una condizione medievale, che inneggia e incoraggia le donne a sottomettersi e obbedire al proprio marito, in quanto ciò sarebbe scritto nelle Sacre Scritture.

Ancora una volta ci sentiamo dire come deve essere e come deve comportarsi una donna, ancora una volta ci sentiamo dire che prima di essere donne dobbiamo essere mogli e madri, brave se e in quanto sottomesse, e tali dettami vengono giustificati in ottica essenzialista e biologicista: la donna dev'essere così perché è nella sua natura.

Ancora una volta ci troviamo di fronte a chi parla di “ideologia del genere” con il chiaro intento di togliere qualsiasi valenza scientifica agli studi di genere e queer e di delegittimare anni di studi e di ricerche e di lotte per l’affermazione di diritti delle donne e delle persone LGBTQI.

Tutto ciò è inaccettabile e non potevamo rimanere impassibili di fronte ad un tale abominio integralista che alimenta il modello patriarcale e maschiocentrico, dove la donna si deve inginocchiare all’uomo, al dio, al quale deve obbedire stando zitta.

Abbiamo deciso di manifestare il nostro dissenso provocatoriamente, per rendere palese l'assurdità delle affermazioni che trovavano consenso in quella sala.

Noi non ci stiamo

Noi non ci sottomettiamo a nessuno per un presunto volere divino

Noi siamo donne libere quindi ci autodeterminiamo.

martedì 8 aprile 2014

Elezioni europee: cari partiti, signori segretari

Siamo alle solite. Cari partiti, signori segretari: nella delegazione italiana presente oggi al Parlamento europeo  le deputate sono appena il 21%, un dato che contribuisce a far scendere al 31% la presenza totale delle donne.
Percentuali, ben lontane dalla parità, che dimostrano quanto sia urgente un riequilibrio di genere anche del Parlamento Europeo. In un momento così difficile non si possono scrivere le politiche sociali ed economiche che coinvolgono milioni di persone  senza le competenze delle donne.
I generi devono essere rappresentati in modo paritario. Il voto delle donne e i voti alle donne sono chiave del cambiamento.
Serve un segnale di rinnovamento. Per questo Senonoraquando? Torino  chiede a  tutti i partiti impegnati nella formazione delle liste per le europee di rispettare l’alternanza di genere e di sostenere in egual misura gli uomini e le donne che saranno scelti per questo importante appuntamento elettorale. 
Non si tratta certo di "privilegi" per le donne ma, semplicemente, di garantire che:
• i due generi siano equamente rappresentati nel rispetto del merito e delle competenze 
• le donne siano sostenute nella competizione elettorale attraverso azioni positive, strumenti e risorse, per dare loro le stesse possibilità di comunicazione.
Se non è paritaria non è  democrazia.  
Per questo   prima del voto  inviteremo tutte le donne a valutare attentamente le liste e a votare quei partiti che sono stati attenti alle norme di democrazia paritaria nella loro composizione.
Le Deputate  di tutti i partiti, nel corso dell’approvazione della modifica delle legge elettorale, hanno dimostrato l’importanza  della battaglia  trasversale per  una maggiore parità nella rappresentanza politica.
Ci auguriamo pertanto  che passi, nei prossimi giorni alla Camera,  la norma transitoria,  che nel caso in cui le preferenze espresse siano  tre  esse dovranno riguardare candidati di genere diverso, pena l'annullamento della terza preferenza.
7 aprile 2014

lunedì 10 marzo 2014

sabato 8 marzo 2014

#8marzo: dalle ore 14 in piazza Vittorio

Anche Torino oggi in piazza in difesa del diritto di autodeterminazione delle donne - a partire dalla solidarietà per le spagnole, duramente attaccate nei loro diritti. Ma anche festeggiando, oggi! perché finalmente una sentenza europea invita l'Italia a mettere le cose a posto.
Finalmente una notizia in controtendenza con i gravissimi attacchi che da tempo arrivano da ogni lato alla libertà delle donne di scegliere sul proprio corpo e sulla propria sessualità, dalla bocciatura europea della risoluzione Estrela (che intendeva impegnare gli Stati membri a mettere al centro politiche sociali sui diritti sessuali, lotta alle discriminazioni di genere e orientamento sessuale e autonomia  delle donne), alla proposta di legge, in Spagna, del governo del partito popolare conservatore di Rajoy, fino alla sospensione del servizio sanitario per l'interruzione di gravidanza in Grecia.  



In Piemonte i movimenti sè-dicenti "prolife" - che combattono il diritto di scelta delle donne con il sostegno della Giunta regionale Cota, si fanno sempre più strada nei consultori, ospedali pubblici e, recentemente, anche nei luoghi di formazione.  La nostra regione, come il Lazio, il Veneto e la Lombardia, è stata usata come “banco di prova” nell'aggressiva prospettiva più ampia di ridefinire la legislazione nazionale in materia di interruzione volontaria di gravidanza. 

Manovre autoritarie di restaurazione ispirate da strategie politiche che, in sfregio al principio di laicità dello stato, mirano a ridurre gli spazi di autonomia e libera scelta di poter vivere liberamente la propria sessualità, non solo delle donne ma di tutt*. 
Autodeterminazione è poter vivere liberamente la propria sessualità, il proprio orientamento sessuale e la propria identità di genere a prescindere dal sesso biologico

Invece di limitare la libertà di scelta, costruiamo percorsi di consapevolezza e liberazione, quali la prevenzione, la contraccezione, la valorizzazione delle differenze e l’educazione sessuale nelle scuole. 
Autodeterminazione è consapevolezza
Autodeterminazione è contraccezione libera e gratuita

Invece di limitare la libertà di scelta, creiamo una società che includa le donne e le metta in condizioni di poter scegliere davvero. Bisogna spogliarsi delle ipocrisie e dare delle risposte concrete per migliorare le condizioni materiali di vita delle donne: garantire un welfare e un lavoro che consenta loro di essere indipendenti, un sistema di tutele sul lavoro che permetta alle donne che lo scelgono di essere madri. 
Autodeterminazione è scegliere di essere madre

Questo 8 marzo, in tante città europee il movimento delle donne ha deciso di reagire per costruire una rete che ci unisca tutte a difesa del principio di autodeterminazione. 
Sul corpo delle donne, decidono le donne! E salutiamo con vera soddisfazione la risoluzione del Comitato Europeo per i Diritti Sociali, il cui esito si deve anche a tutte noi: alla tenacia e alla resistenza di tutte le donne che non intendono arrendersi.

 RICORDIAMO infine che è ancora in proiezione a Torino "Registe": non solo un "film", ma una serie di eventi - qui il programma